Con l’avanzamento del cambiamento climatico, diventa sempre più importante cercare alternative ai carburanti fossili. Sebbene la vendita di carburanti sia il core business di Vargas, negarlo sarebbe ipocrita da parte nostra. D’altra parte, bisogna anche ammettere che il problema non è così semplice da risolvere.
Come visto in più articoli, biocarburanti e affini possono essere “alternativi” solo fino a un certo punto. Nonostante gli indubbi pregi, presentano anche criticità che ne complicano la diffusione e l’utilizzo nella vita di tutti i giorni.
In questo articolo vedremo alcuni miti da sfatare, sia in positivo sia in negativo, per farci un’idea più chiara di quale sarà in futuro il ruolo di questi carburanti.
Carburanti alternativi: cosa sono davvero?
Prima di passare ai miti da sfatare, facciamo chiarezza su cosa intendiamo per “carburanti alternativi”.
Abbiamo già visto quali sono le alternative comuni alla benzina, dal GPL all’olio da cucina. Quando parliamo di carburanti alternativi, però, parliamo di tutto ciò che potrebbe prendere il posto dei carburanti fossili tradizionali, GPL compreso. Almeno sulla carta, i carburanti di questo tipo dovrebbero essere rinnovabili e poco inquinanti, per affrontare sia la crisi climatica sia quella energetica.
Tra i carburanti alternativi più famosi ci sono l’idrogeno e i biocarburanti, ovvero miscele e gas ottenute da fonti organiche. Concentriamoci su di questi e scopriamo qual è la realtà su di essi.
Mito 1: I carburanti alternativi inquinano quanto i carburanti fossili
I carburanti alternativi sono per molti versi problematici, ma sarebbe disonesto dire che inquinano quanto i carburanti fossili tradizionale. Nessuno di essi è completamente esente da emissioni, ma ne producono comunque meno rispetto a benzina, diesel e GPL.
I biocarburanti prodotti da fonti rinnovabili, come soia o canna da zucchero, producono circa dal 30% al 50% in meno di emissioni; la variabile sta nella loro composizione. Il problema non è la quantità di emissioni prodotte al momento della combustione, quindi.
Per produrre biocarburanti e carburanti alternative servono comunque risorse. Servono soia, alghe, canna da zucchero, rifiuti organici… Tutte cose che vanno a propria volta prodotte, il che richiede un dispendio di energia. Inoltre, non tutti i carburanti alternativi sono compatibili con le auto attuali, che andrebbero quindi sostituite.
Per tutte queste ragioni, è difficile calcolare quanto inquinano i carburanti alternativi. Sappiamo che producono meno emissioni e che, probabilmente, sono anche meno inquinanti dei carburanti tradizionali. Quanto meno, però?
Mito 2: I veicoli a carburanti alternativi hanno meno autonomia
In realtà, l’autonomia dipende dal tipo di veicolo e di carburante alternativo usati. Le auto elettriche hanno molta meno autonomia, è vero, e questo è un grosso problema. D’altra parte, un veicolo alimentato con carburanti alternativi potrebbe avere la stessa autonomia – se non maggiore! – di un benzina o di un diesel.
Al momento, 1 kg di idrogeno contiene la stessa quantità di energia di quasi 3 kg di benzina. Ciò renderebbe un’auto a idrogeno molto più efficiente di un’auto tradizionale. Nel caso del biodiesel, 1 litro di biodiesel equivale pressapoco a 0,93 litri di gasolio; una differenza minima. Il carburante alternativo meno efficiente in assoluto è il bioetanolo: 1 litro di bioetanolo equivale a 0,7 litri di benzina.
Come vedi, non possiamo dire che tutti i carburanti alternativi danno meno autonomia: dipende da quale si sceglie.
Mito 3: I biocarburanti sono una risorsa illimitata
I biocarburanti sono una risorsa rinnovabile, è vero: se domani il mondo si convertisse al biodiesel, non dovremmo preoccuparci più dei pozzi petroliferi asciutti. Il problema è un altro: i biocarburanti restano una risorsa limitata.
Come visto sopra, produrre questi carburanti richiede risorse soprattutto agricole. Purtroppo, non possiamo coltivare soia o barbabietola in quantità infinite: per quanto le piante si rinnovino, terreno e acqua sono risorse limitate che vanno salvaguardate.
Per queste ragioni, non possiamo trattare i biocarburanti come se fossero pozzi senza fine di energia, perché non è così. Una cosa che potrebbe limitarne la disponibilità su vasta scala, specie se surclassassero i carburanti di origine fossile.





