Chi ha fatto rifornimento nelle ultime settimane se n’è accorto subito: il totale alla cassa è tornato a salire. Dopo mesi di prezzi tutto sommato sotto controllo, da inizio luglio 2026 benzina e gasolio hanno ripreso a correre, e il momento non poteva essere peggiore: milioni di italiani si stanno mettendo in viaggio per le vacanze, con l’auto carica e centinaia di chilometri davanti. La causa principale ha un nome tecnico che sentiamo nominare da anni ma che pochi conoscono davvero: le accise. Il 3 luglio è scaduto lo sconto che le teneva più basse, e il conto è arrivato puntuale.
In questo articolo vediamo, senza tecnicismi, cosa sono le accise, cosa è cambiato esattamente, quanto ti costa in più ogni pieno e — soprattutto — cosa puoi fare concretamente per contenere la spesa in un’estate che si preannuncia cara.
Cosa sono le accise (spiegate in modo semplice)
Quando fai benzina, solo una parte di quello che paghi finisce nelle tasche di chi ti vende il carburante. La fetta più grande del prezzo è fatta di tasse. Le accise sono un’imposta fissa che lo Stato applica su ogni litro, indipendentemente dal prezzo del petrolio: si pagano in valore assoluto, non in percentuale. A queste si aggiunge poi l’IVA al 22%, che viene calcolata anche sopra le accise stesse — di fatto una tassa sulla tassa.
Il meccanismo spiega perché il prezzo alla pompa scende molto più lentamente di quanto salga: la componente fiscale è enorme e resta lì, qualunque cosa faccia il barile. Nel 2026 l’accisa su benzina e gasolio è tornata a pieno regime a 0,6729 euro al litro, mentre sul GPL resta molto più bassa, a 0,14727 euro al litro. È proprio questa differenza fiscale a rendere alcuni carburanti alternativi molto più economici di benzina e diesel.
Cosa è successo il 3 luglio 2026
Negli ultimi mesi il Governo era intervenuto più volte per calmierare i prezzi, riducendo temporaneamente le accise. L’ultimo di questi interventi — il settimo in ordine di tempo, iniziati a marzo 2026 quando le tensioni internazionali avevano fatto impennare i listini — è scaduto il 3 luglio senza essere prorogato. Da quel momento le imposte sono tornate al livello ordinario e i prezzi sono risaliti quasi immediatamente.
La scelta di non rinnovare lo sconto è stata motivata dal fatto che, nelle settimane precedenti, il costo dei carburanti era in calo e la misura pesava parecchio sui conti pubblici: l’insieme di questi interventi è costato allo Stato circa due miliardi di euro. Il problema è la tempistica: lo stop è arrivato esattamente all’inizio della stagione delle partenze, quando i consumi salgono e ogni centesimo in più si sente sul bilancio familiare.
Quanto costa in più ogni pieno
Andiamo ai numeri, perché è quello che conta davvero. Lo sconto che è venuto a mancare valeva circa 5 centesimi al litro, che con l’IVA diventano poco più di 6 centesimi effettivi. Tradotto in pratica, significa un aggravio immediato di circa 3 euro su un pieno pieno da 50 litri, solo per effetto del ritorno delle accise ordinarie.
Ma alle accise si è sommato un secondo fattore, e qui il conto peggiora. Nel giro di pochi giorni i prezzi hanno continuato a salire anche per ragioni internazionali, così che rispetto ai primi giorni di luglio un pieno di gasolio è arrivato a costare quasi 6 euro in più e uno di benzina circa 4 euro in più. Su base annua, le associazioni dei consumatori hanno stimato che il mancato rinnovo dello sconto costerà agli automobilisti italiani intorno a 1,4 miliardi di euro solo per i rifornimenti su strade e autostrade.
Per farti un’idea concreta con i valori di metà luglio 2026: sulla rete stradale ordinaria la benzina self service viaggia intorno a 1,88 euro al litro e il gasolio ha superato 1,99 euro, avvicinandosi alla soglia psicologica dei 2 euro. Un pieno da 50 litri di benzina supera quindi i 94 euro, e uno di diesel sfiora i 100 euro. Numeri che, moltiplicati per due o tre rifornimenti nel mese delle vacanze, fanno una differenza notevole.
Non è solo colpa delle accise: il ruolo del petrolio
Sarebbe un errore pensare che tutto dipenda dal fisco. Le accise hanno dato la spinta iniziale, ma sul prezzo pesa moltissimo anche il mercato internazionale del greggio. Nelle ultime settimane le tensioni geopolitiche in Medio Oriente si sono riacutizzate, con particolare attenzione allo Stretto di Hormuz, il corridoio marittimo da cui transita una quota enorme del petrolio mondiale. Quando la navigazione in quell’area è a rischio, i mercati reagiscono immediatamente e le quotazioni salgono.
Il risultato è che il Brent, il petrolio di riferimento europeo, è schizzato di circa il 10%, tornando ben sopra gli 80 dollari al barile. E poiché il greggio è la materia prima da cui si ricavano benzina e gasolio, ogni rialzo si scarica, con qualche giorno di ritardo, sui cartelli dei distributori. La combinazione di questi due fattori — fine dello sconto fiscale e caro-petrolio — spiega perché i prezzi siano risaliti così in fretta.
Perché in autostrada si paga ancora di più
Se ti stai preparando a un viaggio lungo, tieni presente che i prezzi autostradali sono strutturalmente più alti di quelli sulla rete ordinaria. A metà luglio, sulla rete autostradale la benzina self si aggira intorno a 1,97 euro al litro e il gasolio ha ampiamente superato i 2 euro, arrivando verso quota 2,07. La differenza rispetto a un distributore in città può facilmente superare i 7-10 centesimi al litro.
Il motivo è legato al sistema delle concessioni autostradali e ai costi di gestione dei punti vendita lungo la rete. Le autorità di regolazione stanno lavorando a nuove gare per le concessioni, con l’obiettivo di ridurre nel tempo questo divario, ma per ora la regola resta semplice: se puoi, fai il pieno prima di imboccare l’autostrada.
Cosa chiedono le associazioni dei consumatori
Di fronte a questa nuova ondata di rincari, le principali sigle a tutela dei cittadini hanno alzato la voce. Codacons, Federconsumatori, Adoc e Unione Nazionale Consumatori hanno chiesto al Governo un intervento urgente, ipotizzando un nuovo taglio delle accise da estendere a tutto il periodo estivo per alleggerire la spesa delle famiglie in viaggio. Alcune associazioni puntano anche il dito contro il fenomeno della cosiddetta “doppia velocità”: i prezzi che salgono in fretta quando il greggio aumenta, ma scendono con molta più lentezza quando cala.
Dal canto suo, il Governo per ora ha escluso nuovi sconti generalizzati, ipotizzando semmai interventi mirati verso le famiglie a reddito più basso e le imprese più colpite dai costi energetici. La situazione, però, resta in evoluzione e molto dipenderà dagli sviluppi internazionali nelle prossime settimane.
Cosa puoi fare tu per spendere meno
Sui prezzi imposti dalle accise e dal mercato non puoi intervenire, ma su quanto spendi effettivamente hai più margine di quanto pensi. Ecco le mosse più efficaci in un periodo di prezzi alti:
- Preferisci il self service. La differenza tra “fai da te” e “servito” può superare i 20 centesimi al litro: su un pieno sono diversi euro risparmiati senza alcuno sforzo.
- Confronta i prezzi prima di fermarti. Il portale dell’Osservatorio prezzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy e le app dedicate mostrano in tempo reale i distributori più convenienti lungo il tuo percorso.
- Fai rifornimento fuori autostrada. Come visto, la differenza è concreta: pianifica il pieno prima di partire o a un’uscita, se il serbatoio te lo consente.
- Guida in modo efficiente. Velocità costante, niente accelerazioni brusche e pneumatici alla giusta pressione possono ridurre i consumi anche del 10%, un risparmio che si somma a quello sul prezzo.
- Valuta i carburanti alternativi. Grazie alla tassazione ridotta, il GPL costa circa la metà della benzina: per chi percorre molti chilometri all’anno può essere una soluzione interessante.
Domande frequenti
Le accise torneranno a essere scontate?
Al momento il Governo non ha previsto nuovi sconti generalizzati, ma non è escluso un intervento se i prezzi dovessero continuare a salire nel corso dell’estate. La decisione dipenderà anche dall’andamento delle quotazioni internazionali del petrolio.
Quanto incide la tassazione sul prezzo della benzina?
Molto: tra accise e IVA, la componente fiscale rappresenta una quota rilevante di ciò che paghi alla pompa. È il motivo per cui il prezzo scende lentamente anche quando il greggio cala.
Conviene fare il pieno adesso o aspettare?
In una fase di rialzi legati a fattori internazionali è difficile prevedere l’andamento a breve. La strategia più sensata resta quella di non arrivare mai in riserva, fare il pieno al self service e usare le app di comparazione per scegliere il distributore più conveniente.
Il GPL è soggetto alle stesse accise?
No. Il GPL gode di una tassazione nettamente più bassa rispetto a benzina e gasolio, ed è questa la ragione principale del suo prezzo contenuto al litro.
Il rincaro dell’estate 2026 nasce dall’incontro di due fattori: la fine dello sconto sulle accise, scattata il 3 luglio, e la ripresa delle quotazioni del petrolio legata alle tensioni internazionali. Il risultato è un pieno che costa diversi euro in più, proprio nel momento in cui gli italiani viaggiano di più. Non puoi cambiare le regole del mercato, ma puoi scegliere dove e come fare rifornimento: self service, distributori più convenienti, guida attenta e, per chi macina chilometri, l’opzione dei carburanti alternativi.
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