Perché il diesel costa più della benzina nel 2026? Cosa sta succedendo davvero
Chi si ferma oggi davanti al tabellone dei prezzi di un distributore può notare qualcosa che fino a pochi anni fa sarebbe sembrato insolito: il diesel costa più della benzina.
Il 16 settembre 2026 il prezzo medio nazionale self service indicato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy è arrivato a 2,246 euro al litro per il gasolio contro 2,132 euro della benzina.
Una differenza superiore agli 11 centesimi al litro.
Ma perché sta accadendo?
La risposta non dipende da un solo fattore.
Il diesel non è semplicemente “petrolio”
Per capire cosa sta succedendo bisogna distinguere il petrolio greggio dal carburante che acquistiamo alla pompa.
Benzina e gasolio sono prodotti raffinati.
Dal petrolio vengono ottenuti attraverso diversi processi industriali e hanno mercati, domanda e disponibilità differenti.
Questo significa che il prezzo del diesel può crescere più rapidamente di quello della benzina anche quando entrambi derivano dallo stesso barile di greggio.
Ed è proprio quello che sta succedendo nel 2026.
Il problema della disponibilità di diesel
Una delle ragioni principali riguarda la disponibilità internazionale dei cosiddetti distillati medi, categoria nella quale rientra il gasolio.
Negli ultimi mesi la produzione e il commercio internazionale di questi prodotti hanno subito diverse pressioni.
Quando l’offerta disponibile diminuisce mentre la domanda rimane elevata, il prezzo tende inevitabilmente a salire.
ACI ha indicato tra i fattori principali del differenziale tra diesel e benzina proprio la scarsità di distillati medi e l’aumento dei margini di raffinazione.
Il gasolio non serve soltanto alle automobili
C’è poi un’altra differenza importante.
Quando pensiamo alla benzina, pensiamo soprattutto alle automobili.
Il diesel ha invece una domanda molto più articolata.
Viene utilizzato in quantità importanti dal trasporto pesante, dalla logistica e da numerose attività economiche.
Il prezzo del gasolio non riflette quindi soltanto ciò che avviene nel mercato delle automobili private.
Quando aumentano le tensioni sull’offerta internazionale, una domanda elevata proveniente da più settori può contribuire a mantenere i prezzi su livelli alti.
Il prezzo del petrolio è solo una parte del problema
È facile pensare che l’aumento del carburante dipenda semplicemente dal petrolio.
In realtà il prezzo che vediamo sulla colonnina comprende diversi elementi.
Tra questi troviamo:
- costo della materia prima;
- raffinazione;
- trasporto e distribuzione;
- margine commerciale;
- accise;
- IVA.
Per questo una variazione del petrolio non viene necessariamente trasferita nello stesso modo sulla benzina e sul diesel.
I prezzi dei prodotti raffinati sui mercati internazionali possono infatti muoversi in modo diverso.
Perché un diesel più caro non significa automaticamente che l’auto diesel costi di più
Il confronto tra i due carburanti non dovrebbe fermarsi al prezzo per litro.
Facciamo un esempio semplice.
Immaginiamo un’auto diesel che percorra mediamente 20 chilometri con un litro e un’auto benzina equivalente che ne percorra 15.
Anche se il diesel costa qualche centesimo in più, il costo effettivo per chilometro potrebbe rimanere favorevole al diesel.
Naturalmente dipende dal modello, dal percorso, dal tipo di guida e dalle condizioni di utilizzo.
Per valutare quanto costa davvero utilizzare un’automobile bisognerebbe quindi calcolare:
prezzo del carburante ÷ chilometri percorsi con un litro.
Il risultato permette di confrontare il costo chilometrico in modo molto più realistico.
Facciamo un esempio con i prezzi di oggi
Utilizzando come riferimento i prezzi medi self del 16 settembre 2026:
diesel: 2,246 euro al litro;
benzina: 2,132 euro al litro.
Se un’auto diesel percorresse 20 km/l, il costo teorico del carburante sarebbe di circa 11,2 centesimi per chilometro.
Un’auto benzina che percorresse 15 km/l avrebbe invece un costo vicino ai 14,2 centesimi per chilometro.
È soltanto un esempio, ma dimostra perché osservare esclusivamente il prezzo al litro può essere fuorviante.
Cosa può fare oggi un automobilista diesel?
Nel breve periodo non possiamo controllare le quotazioni internazionali.
Possiamo però intervenire sui consumi.
La prima cosa da fare è verificare la pressione degli pneumatici.
Poi conviene controllare che l’auto non trasporti peso inutile e utilizzare acceleratore e cambio in modo regolare.
Anche anticipare il traffico aiuta: accelerare bruscamente per poi frenare pochi metri dopo trasforma energia e carburante in calore dissipato dai freni.
Conviene ancora comprare un diesel?
Non esiste una risposta valida per tutti.
Dipende soprattutto dall’utilizzo.
Chi percorre molti chilometri su strade extraurbane e autostrade ha esigenze molto diverse da chi utilizza l’auto principalmente per brevi tragitti cittadini.
Bisogna inoltre considerare manutenzione, prezzo d’acquisto, assicurazione, eventuali limitazioni alla circolazione e valore residuo del veicolo.
Il prezzo alla pompa rappresenta quindi solo uno degli elementi della scelta.
Tornerà a costare meno della benzina?
Non è possibile stabilire oggi con certezza quando il rapporto tra benzina e diesel tornerà alla situazione a cui gli automobilisti erano abituati.
I prezzi dipendono da mercati internazionali estremamente dinamici.
Quello che possiamo osservare è che nel 2026 il divario si è consolidato per diversi mesi e a settembre ha raggiunto livelli particolarmente elevati.
Per chi guida un diesel il consiglio più utile rimane quindi ragionare sul costo per chilometro, e non soltanto sui numeri indicati sul grande tabellone del distributore.





